Intervista a Johannes Tonio KreuschPubblicato: 24-09-2006 Johannes Tonio Kreusch è un chitarrista che rifiuta i generi e che con disinvoltura passa dal mondo della musica classica a quello dell'improvvisazione. Da Hector Villa Lobos a Markus Stockhausen trova sempre il modo per esprimere se stesso con autorità, allo stesso tempo modesto con chi, musicisti, allievi, giornalisti, si trova con lui a intrattenersi sul tema che gli sta più caro: la Musica. All About Jazz: I due mondi dell'improvvisazione e della musica classica sembrano stare l'uno di fronte all'altro, senza molta comunicazione. Come colleghi entrambi? J.T.K.: Per me è stato sempre importante avvicinarmi alla musica in modo sperimentale e così affrontare nuove vie di interpretarla. Dopo molti anni passati a studiare la letteratura classica era arrivato per me il momento di cercare una nuova via. La musica classica viene vista oggi come qualcosa di rigido che non si deve osare toccare e cambiare, mentre in passato l'improvvisazione è stata una parte importante dell'arte di suonare. La musica - da non dimenticare nel periodo della sua riproducibilità meccanica - deve conservare sempre questo suo prendere dal momento in cui è eseguita. La semplice esecuzione di modelli imparati a scuola non porta da nessuna parte. Per questo motivo è per me logico che l'improvvisazione e la composizione siano collegate insieme. Il famoso direttore d'orchestra Nikolaus Harnoncourt ha definito la musica un “discorso di suoni”. Anch'io sento il fare musica come un dialogo o un incontro con l'Altro. In un discorso o in un incontro può accadere qualcosa di inaspettato e che non è stato già programmato, così dovrebbe essere anche per la musica. L'improvvisazione offre molte possibilità inaspettate. AAJ: In che direzione vai, come utilizzi queste possibilità? J.T.K.: Mi piace la musica di Barney Kessel e Wes Montgomery, l'ho ascoltata a lungo ed intensivamente.
Tuttavia, per quanto riguarda il mio lavoro, ho preferito andare in un'altra direzione. Ho fatto molti tour in trio insieme
a mio fratello, il pianista Cornelius Claudio Kreusch, con noi c'era il percussionista Jamey Haddad, che suona anche, fra
gli altri, con John Scofield e Paul Simon. La nostra musica va verso il genere world/crossover, sono ispirato, per quello
che faccio ora, da Egberto Gismonti o Ralph Towner. AAJ: Come sei arrivato al lavoro con Markus Stockhausen? J.T.K.: Mio fratello Cornelius Claudio ci ha messi insieme. Ha avuto l'idea del disco Panta Rhei (uscita su Oehms Classics), che ha anche prodotto. Cornelius ha intuito che il modo in cui entrambi affrontavamo la musica, l'agire sia nel campo della musica classica che in quello della musica improvvisata ci dava un terreno comune. AAJ: Cosa fai per ora nel campo della musica classica? J.T.K.: Sono in tour con il mio programma in solo, che è in parte documentato sul mio nuovo album
Crystallization (MusicJustMusic). Suono soltanto la mia musica, tra improvvisazione e composizione. Attraverso
preparazioni della chitarra e l'accordatura di singole corde cerco di ampliare i confini dello strumento. AAJ: Come sei arrivato ad interpretare di nuovo gli studi di Hector Villa Lobos? J.T.K.: La mia registrazione degli Studi di Villa Lobos (Oehms Classics) è basata su due manoscritti, che per me sono stati come una rivelazione. Ho scoperto che le imprecisioni dell'editore hanno portato a false note che si sono così infiltrate nell'interpretazione di molti chitarristi, addirittura pagine intere dei manoscritti originali sono finite sotto il tappeto. Inoltre le istruzioni per l'esecuzione, agogiche e dinamiche, sono rimaste inosservate. Sono proprio le istruzioni dell'autore ad essere importanti per l'interpretazione di un brano. È come se si potesse dialogare con il compositore sulla sua musica e su come renderla al momento dell'esecuzione. Quando si suonano gli Studi di Villa Lobos secondo il manoscritto suonano in modo diverso, non sono così accademici e dal punto di vista musicale più ricchi, più differenziati l'uno dall'altro. Ci sono varie edizioni dei suoi studi. Si sa che è stato un grande improvvisatore e trovo che lo si noti anche nella sua musica classica. Le tante versioni dimostrano come abbia continuamente lavorato sulla sua musica e di come questa sia stata quasi sottoposta ad aspetti improvvisativi. Forse è proprio questa la ragione per cui ho avuto la sensazione di dare a queste opere una nuova luce. Ovviamente sono contento di avere ricevuto per la mia interpretazione il premio Classica Repertoire in Francia, con la motivazione che la mia incisione è un nuovo punto di riferimento dopo quelle di Juliam Bream e Narciso Yepez. AAJ: Uno dei tuoi CD precedenti è sulla musica di Cuba, come al solito hai scelto delle vie originali. J.T.K.: Quando lavoro con un compositore, come appunto in questo caso con il cubano Tulio Peramo per
Portraits of Cuba (Oehms Classics), non è un processo a senso unico, non chiedo al compositore un pezzo ed
aspetto che lo finisca, al contrario, voglio partecipare al processo creativo e lavorare ad una musica che è collegata
ad entrambi. Il CD Portraits of Cuba contiene solo dei brani fatti per l'occasione e che sono stati elaborati tramite
la collaborazione di entrambi. Lo sottolineo perchè per me è essenziale partecipare al lavoro di composizione.
Proprio per quei compositori che non suonano la chitarra è importante avere l'esecutore al proprio fianco durante il
lavoro di composizione. AAJ: Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi? Come metti insieme i due concetti di improvvisatore ed esecutore nel tuo modo di trasmettere cosa/some suonare la chitarra? J.T.K.: Ho insegnato a lungo al conservatorio di Monaco di Baviera ed attualmente sono nella Università
della stessa città. Dò spesso dei corsi durante festival o presso i conservatori che mi invitano. La prima cosa
che cerco di insegnare ai miei allievi è che trovino una propria voce musicale e che abbiano un rapporto creativo con
quello che fanno. Inoltre per me è importante che gli studenti diventino, se lo vogliono fare, degli insegnanti
motivati: è più importante vedere maturare uno studente in un maestro capace di entusiasmare chi lo segue che
farne uno brillante solista che vinca i concorsi. La capacità e la gioia nel trasmettere il proprio lavoro è
una premessa importante per un musicista. Attualmente la realtà è che a causa di misure di risparmio nella
spesa pubblica chi insegna musica viene pagato sempre peggio: se si vuole che sopravviva una cultura musicale di buon livello
ci devono essere molti musicisti, i quali si impegnino che la musica sia avvicinata a tutti gli strati sociali, ricchi e
poveri, giovani e vecchi. |